Il Club di Roma per il Marketing Territoriale

Il Club di Roma per il Marketing Territoriale




AltaNotte con scritta Passerella Parigi

Buon giorno a tutti,

voglio parlarvi di questo vecchio e trascurato blog: “Altanotte in città“, il mio blog di marketing territoriale.

Il Marketing territoriale è una evoluzione sia del marketing tradizionale, sia dell’urbanistica tradizionale.

Vi è stato un tempo in cui fare urbanistica significava “lottizzare“, decidere quale parte della città dovesse fare cosa. Sapendo che in città vi erano un numero tot di abitanti, si decideva quanto spazio destinare ad ogni funzione. La città cresceva, perciò bisognava stare attenti ad aumentare il numero di servizi. Più la città era grande e più garantiva servizi a se stessa e a porzioni di territorio via via più ampie: locali, provinciali, regionali, nazionali, sovrannazionali.

Se Roma ha funzioni uniche in Italia, Bruxelles le ha per l’Europa. Ad esmpio, se devo denunciare la proprietà di una vettura mi rivolgerò a Roma, per partecipare ad un Bando Europeo mi devo rivolgere a Bruxelles, per un certificato anagrafico mi basta il mio Comune di residenza e così via.

Oggi le città non crescono più, decrescono, sia per numero di abitanti che, soprattutto per il business: c’è crisi e le transazioni monetarie si sono notevolmente ridotte. Le città del mondo occidentale hanno a che fare con un invecchiamento dei fabbricati che, in molti casi, non hanno più motivo di esistere, soprattutto quelli industriali da quando la produzione si è trasferita nei paesi emergenti di Asia, Africa e America.

Riguardo alla crisi che stiamo vivendo è giusto fare due riflessioni:

  • il cambiamento in atto è così forte che Papa Francesco I lo ha definito come un “Cambiamento d’epoca”, in contrasto alle epoche di cambiamento a cui eravamo abituati.
  • Siamo entrati nell’era dell’acquario, tanto attesa dal movimento Hippy degli anni sessanta e settanta del novecento, e non solo da loro.

Del resto non si poteva continuare con il ritmo di urbanizzazione che si è avuto nei primi cinquant’anni del secondo dopoguerra, l pianeta si sarebbe esaurito, non solo si sarebbe esaurito il petrolio, l’energia con cui si alimentava (e si alimenta ancora oggi, anche se un po’ meno) il sistema di vita “American Way of life” ma si sarebbe proprio finito lo spazio: con i ritmi sostenuti negli anni del boom economico presto avremmo fatto la fine degli abitanti dell’Isola di Pasqua che avevano abbattuto tutti gli alberi, senza pensare a mantenere in vita il bosco che dava loro la vita.

Già nel 1972 il “Club di Roma” prediceva che la crescita economica non potesse continuare indefinitamente a causa della limitata disponibilità di risorse naturali, specialmente petrolio, e della limitata capacità di assorbimento degli inquinanti da parte del pianeta. La crisi petrolifera del 1973 attirò ulteriormente l’attenzione dell’opinione pubblica su questo problema.

Quindi molto probabilmente questa “crisi“, questo “cambiamento” di regime è necessario, è il pianeta stesso in cui viviamo a chiedercelo. Bisogna razionalizzare le risorse, non consumarle tutte ma provvedere al loro ripristino, inoltre bisogna interrompere la crescita, intesa come consumo di suolo.

Purtroppo ancora oggi i “Comuni Virtuosi” sono una minoranza, molte amministrazioni non si sono rese conto della necessità di interrompere il consumo di suolo, in questa fase di decrescita, semmai il processo da svolgere sarebbe quello di bonificare il suolo utilizzato in passato, che si è inquinato, in maniera da poterlo utilizzare per la costruzione di nuovi edifici. Processo questo costosissimo e che, come al solito, vede la collettività dover pagare i danni delle imprese private (che, a ben vedere, quando erano in attivo pagavano le tasse a favore della collettività).

Sapete però che costi ha bonificare un’area industriale, rispetto a trovarsi un terreno già pronto che madre natura ci regala “pulito”?

Ecco, quelle amministrazioni che ragionano strettamente in termini economici a me, a quasi cinquant’anni dalla stesura del “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, “mi” sembrano veramente miopi.

Tutto qua.




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