Identità di carta. Sconfiggere la demenza senile





Identità di carta. La civetta in stile Bacaciù di CastelmagnoQuello che voglio raccontarvi oggi è un percorso virtuoso che nasce dalle macerie di una crisi di identità a dal sorgere di una malattia, la demenza senile.

Sabato 13 febbraio 2016, alle ore 21:30, presso il Bazaar di via Stampatori, 9 a Torino ci sarà la prima esposizione di opere di carta create per far dipingere ad uso terapeutico una persona con la demenza senile.

Ritrovarsi con un genitore affetto da Vasculopatia Cerebrale Cronica (Demenza senile) non è bello, non è bello in genere dover gestire anziani malati: da un lato si deve affrontare il senso di impotenza causato dal vedere la persona che è sempre stata il tuo riferimento perdere il controllo, dall’altro dover lottare con le istituzioni per ottenere un aiuto indispensabile quanto negato.

Ecco allora che l’aiuto può arrivare in maniera inaspettata da una esperienza che è stata fatta in luogo relativamente lontano e comunque molto diverso dalla Città di Torino, in cui vive Luigi. L’esperienza di un borgo abbandonato dell’Alta Valle Grana è stata utile anche in città. Una testimonianza del valore del lavoro artistico che era già servita per aiutare un paese a conservarsi è stata utilizzata con profitto anche per una persona con problemi cognitivi.

“Un omaggio a Luigi (mio padre), al suo essere colorato in un corpo e mente diventati grigi.

Identità di carta. I Bacaciù dell'ecomuseo di CastelmagnoIdentità dimenticate

Cos’ha in comune San Pietro di Monterosso Grana, sede dell’Ecomuseo Castelmagno (Cn), un borgo abbandonato dell’Alta Valle Grana, con una metropoli post-industriale come Torino?

Apparentemente nulla: uno è un borgo che rischia l’abbandono, l’altra è un (capo)luogo fittamente popolato. Ad ogni modo, scavando un po’ più in profondità qualche analogia la si può incontrare.

Entrambe hanno subito una crisi, una crisi di valori prima ancora che economica. Tutto concentrato sulla produzione industriale il mondo che ci lasciamo alle spalle ha dimenticato tutto il resto, soprattutto le persone. Alla ricerca spasmodica delle economie di scala, diciamolo!, il novecento ha concentrato masse di popolazione in (non)luoghi di produzione, al punto da farmi dire che Castelmagno è solo il rovescio della medaglia di Torino. L’una troppo piena, senza controllo e l’altra troppo vuota, senza controllo. Adesso che le fabbriche sono diventate inutili carcasse vuote, mi viene da chiedermi se ne è valsa la pena? Troppo facile col senno di poi.

Ricucire le identità

Prendiamo atto che modificare così profondamente il territorio ed il suo modo di viverlo è stato un azzardo. Una scommessa finita male dal momento che il “modello industriale” è già fallito e lascia solo cemento e desolazione dove prima c’erano biodiversità e comunità unite, paura e abbandono dove prima c’erano aiuto reciproco e conoscenza.

Cosa ci rimane da fare adesso? Adesso che il mondo “precedente”, quello che attraverso secoli di esperienza ci permetteva di vivere in comunità unite, non c’è più? La tendenza sembra essere quella di andarlo a recuperare, leccarsi le ferite e salvare il salvabile.

Costruire nuove identità.

Borghi abbandonati e persone abbandonate questa volta si sono incontrati attraverso la persona di Guido Bonsignori che, grazie all’aiuto di una psicologa, ha trovato un modo per frenare il decorso della malattia di suo padre Luigi che adesso partecipa alla produzione delle sculture che caratterizzano la rinascita di un borgo alpino, e nel farlo trova una sua rinascita:

La terapia

E’ iniziato tutto in modo casuale; cercavo un modo per far degenerare il meno velocemente possibile lo stato mentale di mio padre. Due anni fa gli è stata riscontrata una Vasculopatia Cerebrale Cronica (ovvero Demenza senile ); dopo diversi mesi di ospedalizzazione è tornato a casa. Ho consultato un’amica Psicologa che, non trovando granché di adatto da fargli fare, visto lo stato in cui era, per mantenere il cervello un po’ in azione, mi ha proposto di provare a farlo lavorare su “quelle cose di cartone che costruisci tu, per i regali di natale “.

Abbiamo provato. Abbiamo usato diverse tecniche… E questo che vedete è il risultato del nostro lavoro, o meglio della sua/nostra terapia.

Non siamo né ci crediamo artisti. Questa è una semplice testimonianza che, con un po’ di inventiva, con un po’ di tempo da dedicare a chi si vuol bene, si possono ottenere dei buoni risultati.

Identità di carta. Mucche di CastelmagnoIl suo risultato è che, nonostante la degenerazione mentale sia continua e inarrestabile, riesce tuttavia ancora a mantenere una certa dignità, un discreto appetito, una discreta mobilità e una buona dose di ironia, pur avendo più che dimezzato gli psicofarmaci che assumeva in ospedale.

Se entraste in casa di amici o conoscenti, oppure se capitaste a Castelmagno (CN) ed andaste a visitare l’ecomuseo “Una casa per Narbona” , può essere che vi imbattiate in un animale o in un oggetto fatto in carta, colorato di solito con toni accesi… è possibile che quella sia opera (in parte) di un vecchietto andato un po’ giù di testa.

Questa che scorre sotto i vostri occhi non è una mostra d’arte, ma una dimostrazione che le persone, anche con questi problemi, se aiutate e coinvolte, possono dare e dire ancora qualcosa, qualcosa di bello e di prezioso.

Limportanza dell’incontro pubblico di sabato sera 13 febbraio in via Stampatori

Identità di carta. Vincent Van Gogh

ARTE TERAPIA

Parlare delle tecniche espressive e delle loro possibili applicazioni nei percorsi riabilitativi con pazienti con malattie neurologiche o portatori di un disagio psichico ci porta ad esplorare un campo molto ricco e stimolante, purtroppo ancora poco sperimentato secondo rigorosi canoni scientifici.
Le tecniche espressive, e quindi pittura, danza, musica e teatro possono essere utilizzate in diversi ambiti:
• nella promozione delle risorse dell’individuo e quindi nel processo di mantenimento della salute;
• in ambito preventivo e/o pedagogico e quindi, per esempio, nella scuola o nei consultori, ecc.;
• come progetto d’integrazione per persone con disagio mentale.
• in ambito terapeutico vero proprio e quindi con persone portatrici di un disagio e/o di una patologia conclamata di tipo fisico, psicomotorio o psichico.
Le attività espressive utilizzano l’arte e la creatività, in un contesto ludico, dove il giudizio è assente, dove è importante il processo e non il prodotto e, quindi, l’aspetto estetico ha una valenza soggettiva (e non oggettiva). In conseguenza a questo, nel percorso espressivo riabilitativo è assente il giudizio di valore e con esso le problematiche legate alla prestazione; in altri termini il soggetto è libero di esprimersi secondo i propri canoni e “il giusto e lo sbagliato” perdono di significato e pregnanza. Grazie a questo aspetto di leggerezza, è possibile “far passare” contenuti e modalità espressivo comunicative più consone e adattative, che possono diventare un veicolo di comunicazione e collegamento con la società, e magari un codice per interpretarne la sofferenza e il disagio, dando la possibilità al soggetto di apprendere regole pedagogiche che favoriscono, ancora una volta, il controllo e la regolazione del comportamento.
Le arti espressive possono attivare nell’individuo diverse componenti:
• componente cognitiva: attivare la risposta cognitiva agli stimoli ambientali a cui il soggetto è sottoposto,
• componente fisiologica: l’attivazione del Sistema Nervoso Centrale, del Sistema Nervoso Autonomo e del Sistema Endocrino che, a loro volta, determinano molti processi tra cui la contrazione
muscolare, le modificazioni della frequenza cardiaca e respiratoria, la salivazione, la sudorazione, ecc.,
• componente espressivo motoria: l’esplicitazione emotiva attraverso le espressioni del volto, le posture corporee, i toni della voce, le variazioni dell’eloquio, e il mantenimento di una certa motricità utile per svolgere tutte le normali azioni quotidiane.
• componente motivazionale: che è responsabile dell’intenzionalità dell’agire dell’individuo finalizzato alla soddisfazione dei propri desideri e/o bisogni,

• componente soggettiva e dell’espressione emozionale che è in relazione all’esperienza e al vissuto emozionale del soggetto.

I percorsi espressivi devono garantire una qualità nella relazione, un clima di fiducia e un ambiente che rispetti i tempi creativi e lavorativi dei soggetti che vi partecipano, riconoscendo le persone come patrimonio attivo in ogni realizzazione. I prodotti realizzati rappresentano l’esempio tangibile di un’esperienza allargata e condivisa, un percorso incentrato sul riconoscimento reciproco.
Partendo da questa premessa e grazie alla qualità e all’impegno di un “Caregiver”, è stato possibile lo sviluppo assertivo di una proposta terapeutica alternativa.
LUISA FERNANDA GUEVARA
Psicologa
Esperta in Riabilitazione cognitiva e Terapie espressive

INFO 3497029334
http://www.studiokappa.it/

Foto: Ecomuseo terra del Castelmagno

Il Bazaar di via Stampatori, 9 a Torino è un bar ristorante aperto 7 giorni su 7 e si trova vicino a piazza Solferino dietro l’ex palazzo enel (palazzo della luce) di via Bertola. Le opere saranno in esposizione per 2 settimane a partire da Sabato 13 febbraio 2016. Info: 011 1950 3181

Visita il sito e la pagina facebook del bar-ristorante Bazaar di Torino.