Dal fast-food allo street-food

WORKING BIKE TRICICLO CARRETTO HOT DOG CARRELLO CARGO BIKE con LoghiLo street food risponde all’esigenza moderna di mangiare bene senza perdere troppo tempo e ad un prezzo più o meno moderato. Inoltre ha una caratteristica unica: il gusto.

Una piadina con porchetta, un Kebab, un cartoccio di patatine fritte, una frittella ad una fiera, lo zucchero filato, sono solo alcuni esempi di sapori che è impossibile riprodurre a casa nostra con una cucina tradizionale. La stessa pizza ha un sapore migliore quando è cotta nel forno a legna. [Foto: cargobike.it]

Come ha potuto diffondersi questa moda in Italia, culla della dieta mediterranea?

happy daysChi non si ricorda Happy Days, una situation commedy americana andata in onda in Italia per ben undici stagioni dal 1977 al 1987. La serie tv è ambientata negli anni cinquanta ed è la descrizione del sogno americano (l’American Way of Life) attraverso gli occhi della famiglia Cunningham. Se vi ricordate i ragazzi della serie si incontrano da Arnold’s il paninaro. Quella cultura americana che abbiamo potuto conoscere ed apprezzare un po’ ci ha segnati. Prima ancora della fine della serie anche qui in Italia sono arrivati i fast-food e i “paninari”, la risposta Italiana al sogno americano.

paninaro copertina 2E’ del 1986 il film “Sposerò Simon Le Bon” tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Clizia Gurrado che lo scrisse a sedici anni. Tony Denn descrive il fenomeno con gli occhi di un testimone: “I galli [I Paninari più “fighi”, nda] ruotavano con le Zundapp oppure con i tuboni Garelli, vestivano piumino Moncler, cintura El Charro, Ray-Ban neri e Timberland (o più precisamente: Timber) da boscaiolo. Le sfitinzie o squinzie, da grippare fuori dai locali per un sabato sera al cinema o in due, avevano dei fuseaux fluorescenti, capigliatura riccia monumentale (ma allora non si usava il casco) e maglioni con spalle imbottite. “Wild Boys” il loro inno nazionale, era cantato da Simon Le Bon e i Duran Duran…”.

[Foto: Amoeba.com]

paninari

Il fenomeno dei paninari fu di portata eccezionale, nacque nei licei milanesi ma ben presto si espanse raggiungendo tutta Italia. Chiunque decidesse di vestirsi in quella maniera così costosa conquistava il diritto a proclamarsi paninaro e condividere i valori “edonistici” del gruppo. I paninari ottennero il loro nome in considerazione del fatto che si riunivano da “Burghy”, una catena di paninoteche che presto scomparse lasciando il posto ai Mc Donald’s. [Foto: Old’s cool]

macdonald's vintagePossiamo dire che, dall’avvento dei Mc Donald’s in poi, il fast food all’americana sia stato sdoganato definitivamente. I “paninari” non sono solo più gli adolescenti ma tutti, più o meno frequentemente, ci concediamo un panino “al Mac”. I maggiori ammiratori del nuovo modo di mangiare sociale sono proprio i bambini che tra tutte le generazioni sono quella più a proprio agio nei ristoranti di cibo-veloce. [Foto: ebay]

toomanyhappymealsPurtroppo però il regime alimentare proposto dai fast-food all’americana non è dei più sani, alcuni alimentaristi lo definiscono vero e proprio junk-food (cibo spazzatura). Asciutto, poco nutriente, con pochi sali minerali, poche fibre alimentari e poche vitamine, il menù stile Mc Donald’s è al contrario ricco di conservanti, grassi saturi, idrogenati e colesterolo, sali e zuccheri. I rischi più comuni sono l’obesità, l’ipertensione, l’ipercolesterolimia e anche il diabete. [Foto: Policy.Mic]

street-food-clara-gigi-luglioL’alternativa italiana al junk/fast-food è lo street food: un cibo legato ai sapori e alla tradizione enogastronomica nostrana. Non per forza fast, l’iniziativa è promossa in collaborazione con l’associazione Slow-food, lo street food all’italiana va nella direzione di salvaguardare e promuovere i sapori locali autentici della tradizione artigianale del gusto. Sono presenti ottime ricette regionali o locali di street-food anche qui in italia. Dolci o salati, fritti o alla brace, inseriti o meno all’interno di un panino i cibi di strada sono uno dei fenomeni sociali e culinari più attuali e interessanti del momento.

Nella foto Clara e Gigi Padovani autori del libro “Street food all’italiana” [Foto: Informacibo]