Dentro ai Murazzi del Po

Questa volta si parlerà dei Murazzi di Torino, un posto lungo il fiume Po, sotto a Piazza Vittorio. Nei locali di rimessaggio delle barche per la navigazione sul fiume, ad un certo punto hanno iniziato a spuntare locali notturni come funghi. Il “CSOA” (Centro Sociale Occupato Autogestito) e il disco pub “Da Giancarlo” sono stati i primi locali a comparire ai Murazzi, attorno a loro, negli anni, sono comparsi tutti gli altri. Nel giro di poco i Murazzi sono diventati il luogo della movida torinese, il simbolo della rinascita culturale torinese, oltre che punto di riferimento per i giovani di tutt’Europa.

1911-Murazzi-01Si dice che i locali notturni siano stati chiusi dalla Prefettura a causa dello sfratto x morosità, ma secondo me il vero motivo per cui i Murazzi adesso sono chiusi è che erano diventati un potenziale problema di ordine pubblico. Ingestibile in termini di sicurezza, impenetrabile dall’esterno: una concentrazioni massiccia di persone, spesso ubriache, che si radunavano ad AltaNotte. Le stesse ambulanze avevano difficoltà ad entrare. Per questo li hanno chiusi, a qualcuno han fatto paura.

Io ai Murazzi ci sono cresciuto, io e tutti gli altri torinesi e tanti di Cuneo, di Aosta, Asti. Poi c’è stato il periodo dei milanesi. Era quando Sgarbi se ne stava in Sicilia e, offeso con Milano, si è messo a parlare bene di Torino. Si vede che si sono trovati bene perchè da quel punto in poi i milanesi sono entrati ufficialmente nelle “etnie” presenti ai Murazzi. Poi c’erano gli studenti Erasmus, giovani di tutta Europa. C’erano poi gli africani del Nord: i marocchini che erano emigrati per primi ed erano la maggiornaza, i tunisini, gli algerini e gli egiziani.  I “neri” pochissimi: giusto qualche buttafuori. Il ceppo dell’est era rappresentato solo da qualche albanese e niente più. Vi sto parlando degli anni novanta del XX secolo, i rumeni dovevano ancora arrivare. I frequentatori dei Murazzi non erano tutti studenti, c’erano anche gli operai perchè Torino è una città di sangue operaio.

Multietnici, i Murazzi erano Multietnici, la parola d’ordine era tolleranza. Si viveva tutti assieme: ci si poteva incontrare la ragazzina in tailleur a fianco dello straccione scappato di casa, ci potevi trovare il tipo sofisticato e schizzinoso a fianco del bullo di periferia. Chiaro che ognuno era arrivato per conto suo, proprio non te li immagini ad arrivare in macchina assieme. Gli arabi non si portavano le donne e quelle poche delle loro che venivano non portavano certo il velo, erano emancipate e basta.

La tipologia dei locali da ballo seguiva sempre lo stesso schema: una sala per bere, un disimpegno con bagno e una sala per ballare, qualcuno aveva il mezzanino che, tanto, rimaneva sempre vuoto. Erano circoli privati, L’ingresso era gratuito ma per entrare serviva la tessera Arci o Aics che si rinnovava ogni anno.

Di fronte ai Murazzi, dall’altra parte del Po, ci sono i Giardini Ginzburg e i circoli dei canottieri. Chiesa della Gran Madre e il Monte dei Cappuccini fanno loro da cornice. A sud c’è il Valentino e a Nord le Arcate dei Murazzi. Le Arcate, per capirci, sono quelle all’altezza delle rapide sul fiume Po.

Scavalcato il dislivello del Ponte che unisce Piazza Vittorio alla Gran Madre, stando sullo stesso lato del fiume, si scende alle Arcate e si arriva al Doctor Sax (ovviamente in onore a Jack Kerouac). Il “Sax” non è come gli altri locali, è sviluppato per lungo. Per arrivare alla sala da ballo devi percorrere un lungo corridoio come sul tram. E infatti è un tram. L’arredamento è stato smontato da un vecchio tram e rimontato “paro paro” in loco. Il Sax come tutti i  locali dei Murazzi chiudeva alle prime luci dell’alba ed era pieno fino all’ultimo, c’era però l’abitudine di finire qui la serata. Chi resisteva fino all’ultimo, inevitabilmente finiva per passare dal “Sax“.  L’atmosfera qui era più sensuale e a frequentarlo erano ragazzi con qualche anno in più. Qui potevi trovare la gente di colore che di la ai “Muri” non scendeva volentieri.

La stagione migliore dei murazzi era l’autunno quando tutti i giovani torinesi, appena tornati dalle vacanze estive, si ritrovavano a scambiarsi le esperienze estive di viaggio. Esperienze che si sarebbero sciolte tutte insieme a formare un unico cocktail culturale d’eccellenza che ci era invidiato da tutta Europa.

I Murazzi adesso non ci sono più, ne è rimasto solo il ricordo.

Foto: rbe.it